«VENITE A VEDERE UN GHIOTTONE!»
1587 39. Mentre stava riprendendosi da una gravissima
malattia, pensandoci su, ebbe la sensazione di aver fruito
di un trattamento ricercato durante la degenza. In realtà
aveva mangiato ben poco, poiché a causa delle numerose,
varie e lunghe infermità, quasi non riusciva ad alimentarsi.
Un giorno dunque si levò non ancora libero dalla febbre
quartana, e fece radunare il popolo d'Assisi nella piazza
per tenere una predica. Terminata che l'ebbe, ordinò
ai presenti di non allontanarsi fintanto che lui non tornasse
da loro. Entrato nella chiesa di San Rufino, scese nella cripta
insieme con Pietro di Cattanio, che fu il primo ministro generale
eletto da lui, e con alcuni altri frati; e comandò
a frate Pietro che obbedisse senza contraddire a quanto voleva
fosse fatto, o detto di sé. Gli rispose frate Pietro:
«Fratello io non posso né debbo volere, in quanto
concerne me e te, se non quello che ti piace».
Allora Francesco si tolse la tonaca e ordinò a frate
Pietro di trascinarlo così nudo davanti al popolo,
con la corda che aveva al collo. Ad un altro frate comandò
di prendere una scodella piena di cenere, di salire sul podio
dal quale aveva predicato, e di là gettarla e spargerla
sulla sua testa. Questo frate però, affranto dalla
compassione e dalla pietà, non gli obbedì. Pietro
trascinava il Santo conforme al comando ricevuto, ma piangendo
ad alta voce assieme agli altri frati.
Quando fu arrivato così nudo davanti al popolo nella
piazza dove ebbe predicato, disse: «Voi credete che
io sia un sant'uomo, così come credono altri i quali,
dietro il mio esempio, lasciano il mondo ed entrano nell'Ordine.
Ebbene, confesso a Dio e a voi che durante questa mia infermità,
mi sono cibato di carne e di brodo di carne».
Quasi tutti scoppiarono a piangere per pietà e compassione
verso di lui, soprattutto perché faceva gran freddo
ed era d'inverno, e Francesco non era ancora guarito dalla
quartana. E battendosi il petto si accusavano, dicendo: «Questo
santo, esponendo il suo corpo al vilipendio, si accusa di
essersi curato in una necessità così giusta
ed evidente: e noi sappiamo bene la vita ch'egli conduce,
poiché, per le eccessive astinenze e austerità
cui si abbandona dal giorno della conversione, lo vediamo
vivere in un corpo quasi morto. Che faremo noi infelici, che
lungo tutta la nostra esistenza siamo vissuti e vogliamo vivere
assecondando le voglie e i desideri della carne?».